Diventa donatore di midollo

Trapianto di cellule staminali emopoietiche

Il trapianto di Cellule Staminali Emopoietiche (CSE) è diventato il trattamento di scelta per pazienti affetti da numerosi disordini ematologici neoplastici e non, tumori solidi, errori congeniti del metabolismo ed immunodeficienze primitive.

Il primo trapianto di cellule staminali emopoietiche è stato effettuato con successo ormai più di trenta anni fa in un bambino affetto da immunodeficienza severa combinata (SCID)

Il midollo osseo ha il compito di formare nuove cellule sanguigne, dei progenitori emopoietici (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine) e non è il midollo spinale. Il midollo osseo utilizzato per il trapianto (detto in termine tecnico “midollo emopoietico“) si presenta alla vista come sangue e viene prelevato solitamente dalle ossa del bacino (ossa iliache).

Un globulo rosso ha una vita media di 120 giorni. Nelle malattie del sangue, come in alcune forme di leucemia, il midollo osseo perde questa funzione emopoietica.

Nel nostro corpo il midollo osseo è un organo ‘disperso’, localizzato all’interno del canale delle ossa lunghe (canale diafisario o cavità midollare) e nelle cavità del tessuto osseo spugnoso.

La cellula staminale emopoietica è una cellula non ancora differenziata, pluripotente, capostipite di tutti gli elementi fondamentali del sangue.

Essa è in grado di proliferare mantenendo intatta la potenzialità di replicarsi: è capace cioè di riprodurre se stessa e, contemporaneamente, produrre cellule figlie che, attraverso successivi processi di differenziazione e maturazione, daranno origine agli elementi maturi che si trovano nel sangue venoso periferico (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine).

Le cellule staminali emopoietiche si trovano all’interno del midollo osseo e nel sangue del cordone ombelicale al momento della nascita, ma possono essere mobilizzate anche nel sangue periferico quando viene effettuata opportuna stimolazione farmacologica (fattore di crescita).

Perché oltre a produrre tutte le cellule del sangue e molte altre cellule accessorie o di sostegno, ripristinano la produzione del sangue in caso di insufficienza midollare (aplasia).

Perché sostituiscono il midollo in caso di leucemia, linfoma, mieloma, talassemie.

Perché possono produrre enzimi carenti in caso di malattie genetiche.

Perché consentono l’impiego di dosi elevate di chemio-radioterapia nella terapia dei tumori in genere, trattamenti che hanno come effetto collaterale, tra l’altro, la distruzione delle cellule midollari.

Le cellule staminali del midollo osseo rivestono un ruolo chiave non solo nell’emopoiesi, ma anche nella rigenerazione di altri organi e tessuti, rendendo possibile un’alternativa all’utilizzo delle cellule staminali embrionali nella ricerca di una terapia per tutte quelle malattie che danneggiano organi e tessuti, come il diabete e la fibrosi cistica.

L’obiettivo del trapianto di CSE è quello di fornire al ricevente una popolazione di cellule staminali sane che si differenzino in cellule ematiche per rimpiazzare gli elementi cellulari deficitari e/o patologici dell’ospite. In questo modo, il midollo osseo del paziente viene totalmente sostituito con quello del donatore e, con esso, il sistema emopoietico ed il sistema immunitario.

Per tale motivo, un bambino che deve essere sottoposto a trapianto di cellule staminali emopoietiche dovrà ricevere, nei giorni precedenti l’infusione, chemioterapia a dosi molto elevate, talvolta associata a radioterapia, allo scopo di distruggere tutte le cellule del midollo osseo del ricevente, siano esse sane o malate, per fare spazio al nuovo midollo osseo.

Questa fase di preparazione viene chiamata “regime di condizionamento“.

Al termine della terapia di condizionamento si procede a prelevare le cellule staminali emopoietiche del donatore (direttamente dal midollo osseo o da vene periferiche in caso di mobilizzazione).

Le cellule staminali vengono infuse al ricevente attraverso una vena periferica, esattamente nello stesso modo in cui viene effettuata una trasfusione di sangue.

Esse hanno infatti hanno  la capacità di raggiungere, attraverso la circolazione del sangue, gli spazi midollari dove sono in grado di dar vita al midollo osseo (homing).

Le cellule staminali emopoietiche del donatore raggiungono gli spazi midollari e iniziano a proliferare dopo circa 15 giorni dall’infusione.

Tuttavia, il buon esito di un  trapianto allogenico non si conclude con l’attecchimento delle cellule staminali emopoietiche  del donatore; è infatti necessario che queste imparino a convivere con il sistema immunitario del ricevente. In generale, la fase più critica è rappresentata dai primi 100 giorni post-trapianto.

Trapianto autologo 
Si parla di autotrapianto quando le cellule staminali emopoietiche infuse sono state prelevate al paziente medesimo in una fase precedente della malattia e opportunamente criopreservate in azoto liquido a – 196 °C. Questo tipo di trapianto è il più usato nella cura dei tumori solidi e ha lo scopo di potenziare alte dosi di chemioterapia antiblastica.

Trapianto  allogenico
Si parla di trapianto allogenico quando le cellule staminali emopoietiche  vengono prelevate ad un donatore. Questo tipo di trapianto viene utilizzato per la cura delle emopatie maligne, delle malattie genetiche e nelle immunodeficienze.

Il trapianto, più in dettaglio, viene definito:

  • singenico, se il donatore è un gemello omozigote;
  • allogenico familiare, se il donatore è un fratello risultato compatibile all’ indagine della tipizzazione tissutale (HLA – Antigeni maggiori di istocompatibilità);
  • allogenico da donatore non consanguineo, se il donatore HLA-compatibile è stato identificato grazie alle banche di donatori di cellule staminali esistenti in tutto il mondo (donatore volontario);
  • aploidentico, se il donatore è un familiare (di solito uno dei due genitori) che ha il corredo genico compatibile solo per metà con quello del ricevente;
  • da sangue del cordone ombelicale di un fratello HLA-compatibile o di un donatore volontario, prelevato al momento della nascita e criopreservato nelle banche di cordone ombelicale.

La possibilità di avere un donatore familiare compatibile è quantificabile nell’ordine del 25% circa; ne deriva la straordinaria importanza sia della donazione di midollo osseo (per l’implementazione dei registri di donatori), sia della donazione ad uso solidaristico del cordone ombelicale (banche di sangue placentare).

Pertanto, qualora un paziente che deve effettuare il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche non disponga di un donatore compatibile all’interno del nucleo famigliare, può avere la possibilità di reperire un donatore non consanguineo identificandolo sui registri di donatori volontari e sulle banche di sangue cordonale.

Questo complesso meccanismo ha permesso di aumentare in modo esponenziale il numero di trapianti, offrendo maggiori possibilità di guarigione ai pazienti affetti da gravi emopatie maligne e da disordini congeniti non altrimenti curabili.

La donazione “classica” consiste nel prelievo di sangue midollare dalle creste iliache posteriori (effettuata in anestesia generale in camera operatoria) che richiede una breve ospedalizzazione (non più di 48 ore).

La seconda modalità è la donazione di cellule staminali emopoietiche con prelievo da sangue periferico dopo stimolazione con fattore di crescita granulocitario. La donazione in questo caso prevede la somministrazione di tale farmaco nei 5 giorni precedenti il prelievo.

Il fattore di crescita ha la proprietà di aumentare la percentuale delle cellule staminali emopoietiche nel sangue periferico, dove vengono prelevate mediante un’aferesi.

Il sangue, prelevato da un braccio, attraverso un circuito sterile entra in una centrifuga dove la componente cellulare utile al trapianto viene isolata e raccolta in una sacca, mentre il resto del sangue viene reinfuso dal braccio opposto al donatore stesso.

Per diventare donatori basta rivolgersi a un Servizio Trasfusionale dedicato all’arruolamento di donatori a scopo di trapianto.

E’ possibile donare cellule staminali da sangue periferico arricchito, da sangue di cordone ombelicale ma anche da midollo osseo.

La raccolta delle cellule staminali da sangue periferico avviene previa stimolazione del donatore mediante un fattore di crescita, sostanza in grado di aumentare le cellule staminali. Questo consente di prelevarne in numero sufficiente con una o più sedute, tramite il separatore cellulare.

Il prelievo di midollo osseo, viene effettuato in sala operatoria in anestesia generale o epidurale.

RISCHI PER CHI DONA

Prelievo di sangue placentare
Non comporta rischi e non provoca dolore né per la mamma né per il neonato

Prelievo di midollo osseo
Avviene in anestesia generale o epidurale. Può comportare rischi legati all’anestesia

 

CONSERVAZIONE DEL SANGUE

Sangue placentare
Si può conservare per anni. E’ quindi sempre disponibile al momento del trapianto.

Midollo osseo
Il prelievo viene effettuato in un momento immediatamente precedente al trapianto del paziente. Può dover essere rinviato, in caso di problemi di salute del donatore.

 

QUANTITA’ DI CELLULE STAMINALI UTILI AL TRAPIANTO

Sangue placentare
Tra i 60 e gli 80 millilitri (quantità sufficiente per un trapianto a un bambino o un adulto di peso inferiore ai 50 kg).

Midollo osseo
In media 1000 millilitri (quantità variabile in base all’età e al peso del paziente, adulto o bambino.

 

LINK

http://www.ospedalebambinogesu.it/staminali-cellule-manipolate-consentono-trapianto-di-midollo-da-genitore-in-assenza-di-donatore-compatibile#.V5IoG_mLS70