Fai un lascito testamentario

LASCITO TESTAMENTARIO SOLIDALE

Scegliere di fare un lascito testamentario solidale significa contribuire a costruire un mondo in cui i bambini possano crescere sani grazie alla ricerca, alle cure mediche e al sostegno alle famiglie.

Fare un lascito testamentario solidale, in concreto, significa ricordare nel proprio testamento, in qualità di erede (eredità) o di legatario (lascito), una o più associazioni, organizzazioni. È un gesto semplice e non vincolante, che può essere ripensato, modificato in qualsiasi momento, senza che vengano in alcun modo lesi i diritti legittimi dei propri cari e familiari. Non sono necessari ingenti patrimoni, ma qualcosa che renda possibile la realizzazione dei progetti delle associazioni.

Significa anche lasciare un segno di noi quando non ci saremo più. Tramandare i nostri valori insieme a ciò che si sceglie di donare. È un atto di consapevolezza e generosità che nulla toglie ai propri eredi e arricchisce il proprio testamento di ideali come la solidarietà e il senso di eguaglianza.

Cosa si può lasciare
• una somma di denaro, azioni, titoli d’investimento;
• un bene mobile, come un’opera d’arte, un gioiello o anche un arredo;
• un bene immobile, come un appartamento;
• la tua polizza vita indicando la/le onlus che hai scelto come beneficiaria/e.

Ricordiamo che, affinché il lascito sia valido, è necessario indicare chiaramente l’organizzazione beneficiaria nel proprio testamento.
Fare testamento vuol dire avere la certezza che sia rispettata la propria volontà. È un atto di tutela e responsabilità verso i familiari e verso chi si ama perché permette di disporre, secondo legge, dei propri beni o di parte di essi, in maniera chiara e inequivocabile.

Il testamento nell’ordinamento civile italiano è un atto con cui un soggetto (detto testatore) dispone dei propri averi o di parte di essi per il tempo in cui avrà cessato di vivere. Si tratta di un atto strettamente personale e non può in alcun caso compiersi a mezzo di rappresentante.

La volontà testamentaria si basa su 4 principi fondamentali:
• il principio di certezza: bisogna indicare in maniera chiara ed evidente la persona/e o l’ente/i a favore del quale è dettata la disposizione testamentaria;
• il principio di personalità: è un atto personale che esprime le volontà personali e non può essere delegato ad altro soggetto;
• il principio di formalismo: l’ordinamento richiede che la volontà testamentaria sia manifestata attraverso forme tipiche, espressamente e tassativamente previste (testamento olografo, pubblico o segreto);
• il principio di revocabilità: consente al testatore di revocare, modificare e aggiornare più volte e fino all’ultimo momento di vita le disposizioni testamentarie.

In mancanza di testamento valido, oppure quando il testamento non dispone dell’intero patrimonio del defunto, ma solo di determinati beni si apre, in tutto o in parte, la successione legittima.

I tipi più diffusi di testamento sono il testamento olografo e il testamento pubblico. E’ previsto, ma usato assai di rado, anche il testamento segreto.

Il testamento olografo

Il testamento olografo, cioè scritto integralmente di proprio pugno, è il testamento redatto direttamente dal testatore. Per essere valido è necessario che sia datato, firmato e, soprattutto, che l’intero contenuto sia scritto a mano dal testatore. Non può essere scritto con strumenti meccanici o elettronici, come ad esempio la macchina da scrivere o il personal computer, e non può essere scritto, sotto dettatura del testatore, da un terzo.

Conservazione del testamento olografo

Può essere conservato dallo stesso testatore. Per evitare che, dopo la morte, il testamento possa essere alterato, distrutto o non trovato, può essere affidato a un soggetto di fiducia, o ad un notaio. La pubblicazione del testamento olografo spetta al notaio.

Consigli

È opportuno che le disposizioni relative al servizio funebre e alle modalità di sepoltura, come ad esempio la cremazione e le eventuali disposizioni sulla donazione degli organi, non siano contenute nel testamento e vengano affidate alla custodia di persone di fiducia, in modo da essere eseguite immediatamente dopo il decesso.

Il testamento pubblico

Il testamento pubblico è redatto dal notaio, che provvede a raccogliere le volontà del testatore e a metterle per iscritto, alla presenza di due testimoni.

Conservazione del testamento pubblico

Una volta sottoscritto dal testatore, dai testimoni e dal notaio, il testamento viene conservato presso la sede del notaio, finché in attività, e successivamente presso l’Archivio Notarile. Il notaio, appena gli è nota la morte del testatore, comunica l’esistenza dello stesso agli eredi e ai legatari di cui conosce il domicilio o la residenza e provvede alla pubblicazione del testamento.

Consigli

Il testamento pubblico ha la stessa validità del testamento olografo, ma rispetto a quest’ultimo ha il vantaggio della competenza specifica in materia successoria del notaio che può suggerire le soluzioni migliori nel rispetto della normativa vigente, evitando eventuali clausole o disposizioni nulle perché in contrasto con le norme di legge. Inoltre offre la garanzia della verifica da parte del notaio, della capacità di agire del testatore.

Il testamento segreto

Il testamento segreto è caratterizzato dall’assoluta riservatezza sul contenuto delle disposizioni testamentarie. Può essere scritto dal testatore di proprio pugno e firmato alla fine delle disposizioni testamentarie; se, invece, è scritto in tutto o in parte da altri o se è scritto con mezzi meccanici, dovrà essere firmato dal testatore anche su ciascun mezzo foglio.

Conservazione del testamento segreto.

Il testatore deve presentare a un notaio alla presenza di due testimoni il testamento in un plico già sigillato o da sigillare e dichiarare che vi è contenuto il proprio testamento che rimane segreto perché nessuno può leggerlo.

Il testamento è un atto sempre revocabile.

Il testamento, in qualsiasi forma redatto, è revocabile in qualsiasi momento. Non è necessario il suo ritiro dal notaio e la sua distruzione materiale: è sufficiente redigere un nuovo testamento con il quale si dispone la revoca del testamento precedente ad esempio con la formula “Revoco ogni mia precedente disposizione testamentaria”.

Che cos’è la quota disponibile?

La legge mette a disposizione un unico strumento per disporre dei propri beni dopo la morte: si tratta del testamento, che ciascuno di noi può redigere liberamente in qualsiasi momento. Tale libertà, tuttavia, deve fare i conti con un limite ben preciso, stabilito dalla legge: vi è, infatti, una quota dell’asse ereditario che il de cuius (cioè il defunto), durante la sua vita, non può intaccare, disponendone come vorrebbe. Si tratta della c.d. quota di legittima. Solo se si ha chiaro questo concetto si può esaminare anche quello di quota disponibile: se il diritto di legittima è in grado di contrastare la volontà del testatore, il quale vede comprimersi la propria facoltà di disporre dei proprio beni per testamento, per forza di cose vi sarà una conseguente diminuzione della quota di proprio patrimonio “disponibile”, cioè di quella di cui si può disporre senza vincoli.

Come si calcola la quota disponibile

Per calcolare, dunque, la quota disponibile si dovrà verificare anzitutto l’esistenza di eredi necessari (ovvero coniuge, figli, e in mancanza di questi, ascendenti): se mancano, la quota disponibile sarà priva di limitazioni, e dunque pari al 100%. Il testatore potrà operare come meglio crede, senza limitazione alcuna.

Qualora vi sia qualche successore necessario, per procedere al calcolo della disponibile, bisognerà considerare due fattori: da un lato, la “massa” su cui calcolare la quota di legittima, e dall’altra l’ampiezza della quota medesima o delle quote medesime. Per quanto riguarda la prima, essa non corrisponde semplicemente ai beni caduti in successione (ovvero all’asse ereditario) ma dovranno rientrare anche quei beni eventualmente donati. La massa, dunque, è composta dai beni ereditari e dai beni donati dal defunto. È importante evidenziare, poi, come il valore della massa (e dunque anche il “peso” dei beni eventualmente donati) debba essere calcolato in riferimento al momento della apertura della successione (cioè quando si verifica la morte) e non in riferimento al momento in cui i beni sono stati donati.

Altro elemento da considerare sono, come detto, le quote degli eredi necessari, le quali cambiano a seconda del numero dei medesimi.

Ecco tutte le possibili ipotesi:

  • un coniuge senza figli e senza ascendenti: la quota spettante al coniuge è pari ad 1/2 della massa. La quota disponibile è dunque pari anch’essa a 1/2 della massa;
  • un coniuge e un figlio: la quota spettante al coniuge è di 1/3, così come quella spettante al figlio. La quota disponibile sarà dunque del restante terzo;
  • un coniuge e più di un figlio: la quota spettante al coniuge è di 1/4, mentre i figli – indipendentemente dal numero – concorrono a dividersi metà della massa (se dunque i figli saranno due, spetterà a ciascuno 1/4 della massa; se sono tre, spetterà a ciascuno 1/6; se sono quattro, 1/8 ciascuno, ecc…). La disponibile, in tal caso, è pari ad 1/4;
  • un coniuge senza figli(o nipoti) ma con ascendenti: metà della massa spetta al coniuge, 1/4 spetta ai vari ascendenti. La disponibile è dunque di 1/4;
  • un figlio senza coniuge: la sua quota di successione necessaria è pari alla metà della massa, e dunque la disponibile è pari alla metà;
  • due o più figli senza coniuge: spetta loro, proporzionalmente, una quota pari a 2/3 della massa, determinando così una quota disponibile pari ad 1/3 della massa;
  • ascendenti senza coniuge: la legge riserva loro una quota di successione necessaria pari ad 1/3, e dunque la quota disponibile sarà pari a 2/3.

Va inoltre considerato che il coniuge superstite ha, in ogni caso, il diritto di abitazione sulla casa destinata a residenza di famiglia e il diritto di uso su beni mobili in essa presenti. Questo ulteriore e concorrente diritto di godimento (ovvero il suo controvalore economico) grava per intero sulla quota disponibile (Art. 540 cod.civ.).

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